Posted by Angelo on ott 7, 2011 in Libri | 0 commenti
Riprendendo un post pubblicato tempo fa su Dissapore http://www.dissapore.com/
abbiamo pensato di consigliarvi un libro da leggere ed un piatto tra quelli che abbiamo oggi in carta da abbinarci.
Il libro è Gli Ingredienti segreti dell’amore che trovate negli scaffali della nostra libreria e che se vi piace potete anche prendere in prestito come gli altri libri che abbiamo al ristorante.
http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5100201
e ci piace l’abbinamento con il baccalà in infusione con maionese di ceci.
A voi che abbinamenti libri e piatti vengono in mente?
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Evito se possibile di usare parole inglesi,ma questa rende proprio l’idea.
Parliamo di piatti che vi ricordano momenti piacevoli,persone alle quali siete affezionate/i,cose che vi fanno star bene quando le preparate o le mangiate, e forse anche solo a pensarci:profumi e sapori che vi tornano a mente,piatti dai quali amate farvi coccolare.
Qualcuno dei miei: la zuppa di fagioli e le cipolle al forno che faceva mio padre,le cotolette panate di mia zia(tenerissime ma con l’ impanatura bella croccante,mai un filo di grasso),le melanzane alla parmigiana,la mozzarella in carrozza,le polpette,il ragù,i ravioli con la ricotta fatti in casa ,le pizzette fritte con pomodoro e parmigiano a cascata che faceva la mia nonna,la crostata,la crema di mascarpone.
Di sicuro mi sono scordato qualcosa, e voi,quali sono i piatti che vi fanno stare bene?
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Posted by Angelo on gen 12, 2011 in Ricette | 0 commenti
Stamattina,visto che avevo del cavolo nero nell’orto mi è venuta voglia di preparare la minestra di fagioli rossi.
Sedano,carota,cipolla e aglio a pezzetti,osso del prosciutto appena disossato,olio extra vergine a soffriggere,le foglie di cavolo nero,poi i fagioli.Il tutto lasciato cuocere piano piano per un paio di ore. Alla fine,più di metà frullati e un il resto lasciati nella minestra.Buona!!!
A me piace più di tutto cuocerci il riso,a seguire liscia con qualche crostino di pane abbrustolito,non disdegno anche con le tagliatelle spezzate o con i bombolotti.
Voi come la fate e poi come preferite mangiarla?
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Posted by Sebastian on gen 5, 2011 in Ricette | 0 commenti
Il Piatto
Primo piatto a base di riso, olio d’oliva, cipolla, sedano, carota, polpa di manzo, ventriglio e fegatino di pollo, pomodoro, vino rosso, brodo, grana, sale e pepe.
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Posted by Angelo on ott 29, 2010 in Libri | 0 commenti
Anche se da qualche anno il web offre ricette di ogni genere, per gli appassionati di cibo i libri di ricette o più in genere i libri che parlano di cucina sono importantissimi.
Vi segnalo quelli a cui sono più affezionato e che sono stati per me più importanti.
Il primo in assoluto è “Cucina creativa all’Italiana” di Angelo Paracucchi,cuoco a mio avviso tra i più grandi, e persona di grande umanità.
E ‘un libro pubblicato nel 1986, ma ancora attualissimo secondo me.
Alcuni piatti, come gli scampi con purea di fagioli( se non sbaglio anteriori alla passatina di ceci con gamberi di Pierangelini) ,i gamberi con carciofi e quasi tutte le paste fresche sono interessantissimi.Insomma,un libro,che se è ancora reperibile non può mancare nella libreria di un appassionato di cucina.
“Si cucine cumme vogli’i'…” di Eduardo De Filippo : oltre a presentare belle ricette di cucina napoletana è un libro veramente tutto da gustare.Il capitolo “è di scena il ragù ” è meraviglioso.Tra le ricette quelle che mi piacciono di più sono : i tubetti al sugo cotto al sole,il ruoto di patate,i maccheroni al ragù infornati.
Ma al di là delle singole ricette i piccoli racconti di accompagnamento sono veramente godibilissimi.
“Filippo La Mantia Le ricette” è un libro molto bello,leggendo il quale sembra quasi di sentire i profumi della Sicilia.
Tra le ricette segnalo : le linguine con il pesto di limone,il finocchio e il polpo bollito,la pasta alla paolina con i fichi,la frittata con melanzane,patate ,capperi e origano, i cous cous.
Mi piace molto il suo pesto di agrumi,che forse ha un sapore troppo deciso per condirci la pasta,ma ,aggiunto ad uno spaghetto al pomodoro gli dà un gusto ed un profumo veramente incredibile
“I dieci comandamenti per non far peccato in cucina” di Fabio Picchi: anche questo non è semplicemente un libro di ricette,essendo molto gustose tutte le descrizioni ed i racconti di accompagnamento .
Se il mio ragù è migliorato lo devo a questo libro, e mi piacciono molto anche le ricette che riguardano il baccalà,i minestroni,il passato di zucchine con la nepitella,i fagiolini in umido, il polpo.
“Cuoco andata e ritorno” di Davide Oldani è un libro molto utile per chi ha intenzione di avvicinarsi alla professione di ristoratore ma anche per chi già lo è,specie nei capitoli conclusivi,dove racconta come ha impostato il suo ristorante
“Finger food” di Viviana Lapertosa: l’argomento si capisce dal titolo,le ricette sono molto interessanti e vi si possono trarre ottimi spunti per quanto riguarda cottura senza fuoco,cottura ad induzione.
Ricette preferite : bicchierini di ceci e “tria”,baccalà in infusione con pinoli,limone e maionese di ceci.In genere il libro è ottimo anche per chi deve preparare colazioni in piedi,buffet…
Tra i classici non possono mancare ” Le ricette regionali italiane “ di Anna Gosetti e naturalmente ” La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” dell’Artusi
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Posted by Angelo on ott 25, 2010 in Libri | 0 commenti
| Il rispetto del lenzuolo bianco |
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| MARIO CALABRESI |
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| Esiste un gesto antico di pietà che mi torna in mente continuamente in questi giorni, è quello di coprire il corpo di chi è morto in un luogo pubblico. Lo si fa con un lenzuolo bianco, una coperta, un qualunque indumento che protegga almeno il volto e il busto di chi ha perso la vita rimanendo esposto su un marciapiede, in mezzo alla strada, su una spiaggia o in un campo.
È un gesto codificato dal mondo greco, almeno venticinque secoli fa (anche Socrate si copre il volto mentre muore), e non serve soltanto a proteggere i morti dallo sguardo dei vivi ma anche noi stessi, i vivi, dalla vista della morte. È il limite del pudore, del rispetto, è il simbolo della compassione e della capacità di fermarsi.
Oggi si è fatta strada in Italia una strana concezione dell’informazione che si potrebbe sintetizzare in un gesto: quello di sollevare il lenzuolo e spingere tutti a fissare quello che c’è sotto. Molti restano incollati all’immagine terribile, altri sfuggono, alcuni cominciano a provare disgusto.
Ieri mattina – grazie al lavoro dei nostri giornalisti – abbiamo avuto gli audio degli interrogatori di Avetrana, le voci di Michele e Sabrina Misseri, con la confessione dettagliata e tormentata da parte dello zio dell’omicidio di Sarah Scazzi. Non era mai capitato di avere la possibilità di ascoltare in tempo reale un interrogatorio, divulgato fuori da ogni regola prima ancora dei rinvii a giudizio e di qualunque decisione della magistratura.
Ci siamo chiesti cosa farne e se metterli subito sul sito web, sicuri di fare un record di contatti. Ne abbiamo discusso e abbiamo deciso di buttarli, perché non aggiungevano nulla a quello che avete già letto fino a oggi, perché non servivano a chiarire nulla e perché potevano essere utili solo a solleticare le morbosità, a infilare la testa più in fondo nel pozzo.
Ne abbiamo avuto conferma poche ore dopo, mentre stavo cominciando a scrivere queste righe, quando una trasmissione televisiva per famiglie – pagata con il canone e in orario pomeridiano – ha cominciato a mandarne in onda frammenti audio accompagnandoli con un dibattito osceno e surreale.
Chiariamo subito un punto: queste voci non raccontano niente di diverso o di nuovo rispetto a quanto è stato scritto finora. Ma allora – si potrebbe obiettare – dov’è il problema? Credo che esista una sostanziale differenza tra il riportare un fatto, il raccontarlo mettendolo nel suo contesto esatto o invece nel gettarlo in faccia a chi ascolta senza alcuna mediazione. E’ in quella differenza che è nato il giornalismo, che ha trovato un senso e una ragione d’esistere.
Ci sarà un motivo se da decenni all’inizio di un processo la Corte si ritira per decidere se possono entrare i fotografi (in caso di decisione negativa negli Stati Uniti entrano in azione i disegnatori) o le telecamere in Aula. Succede perché la delicatezza di un caso o la necessità di frenare una deriva emozionale può richiedere attenzioni superiori.
Qui da noi, da tempo ormai, è saltato tutto (questo dibattito in parte lo abbiamo già fatto nei mesi scorsi quando era in discussione la legge sulle intercettazioni) e così si trovano disponibili le voci dei presunti assassini mentre vengono interrogati, come le intercettazioni telefoniche un momento dopo essere state registrate.
Per anni il nostro mestiere è stato quello di cercare di ottenere una notizia in più, la frase di un interrogatorio, il racconto del tono di una voce. L’imperativo – sano e comprensibile – era quello di pubblicare tutto quanto era possibile raccogliere. Era una sfida continua con chi invece le cose doveva proteggerle e non divulgarle perché questo gli imponevano ruolo e mestiere. Poi qualcosa si è rotto: la porosità attuale, in cui si è inondati di carte e ora anche di audio, richiede un comportamento nuovo, ci impone di scegliere e anche di buttare via. Non è qualcosa che strida con il compito di un giornalista, se il motto stampato sulla prima pagina del New York Times («Tutte le notizie che vale la pena pubblicare») prevede che ci sia una selezione che scarti ciò che non vale. Dobbiamo continuare a raccontare e a svelare senza sosta, dandovi ogni elemento utile a comprendere (come facciamo anche oggi con i due articoli sul giallo di Avetrana), ma rifiutando di farci casse di risonanza di ciò che trasforma noi e voi in «guardoni».
Proprio in America mai si sognerebbero di divulgare l’audio di un interrogatorio, anche se hanno messo da tempo in rete le telefonate dell’11 settembre, ritenendo che questo servisse a ricordare il dramma, ma mai è stato mostrato un solo cadavere dei morti delle Torri. Perché non si tratta di censurarsi, ma di valutare e di non far prevalere soltanto il criterio degli ascolti, del numero di copie vendute o dei click su internet.
Lo stesso accade appunto con le immagini: certe foto di morti – da Mussolini ai coniugi Ceausescu -, così come alcuni filmati – penso alla bava agli angoli della bocca di Forlani durante gli interrogatori di Mani Pulite – sono state determinanti per un passaggio storico, hanno segnalato una rottura. Così le immagini di un terremoto hanno il compito di far capire le dimensioni di una tragedia ma indugiare sui cadaveri, mostrare brandelli di corpi, volti maciullati non serve a nulla, se non a trasformarci in megafoni dell’orrore.
Sono convinto esista un limite e ieri passava per la diffusione di quei file audio, per questo penso sia tempo di tornare a rispettare quel lenzuolo bianco. Altri lenzuoli invece il giornalismo deve continuare a sollevare e sono quelli che rivelano gli scandali, le corruzioni e le criminalità, che fanno meno circo e meno audience e amerebbero il silenzio.
Ho pubblicato questo articolo di Mario Calabresi,giornalista e scrittore che mi piace molto, perchè mi ha colpito particolarmente.
A proposito di Avetrana poi mi faccio e vi faccio una domanda : circolano sondaggi dai quali si evince che la stragrande maggioranza degli italiani vorrebbe che i media facessero un passo indietro nel parlare di questo omicidio.Poi però le trasmissioni che se ne occupano,a volte con scarsissimo buon gusto,fanno ascolti stratosferici.Ma chi le guarda?? |
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Tra i piatti del cuore non può mancare il ragù e per avvicinarvisi mi piace partire da questa poesia di Eduardo De Filippo
O ‘rraù, la poesia di Eduardo
‘O ‘rraù
‘O rraù ca me piace a me
m’ ‘o ffaceva sulo mammà.
A che m’aggio spusato a te,
ne parlammo pè ne parlà.
io nun songo difficultuso;
ma luvàmmel’ ‘a miezo st’uso
Sì,va buono:cumme vuò tu.
Mò ce avéssem’ appiccecà?
Tu che dice?Chest’ ‘è rraù?
E io m’ ‘o mmagno pè m’ ‘o mangià…
M’ ‘ a faja dicere na parola?…
Chesta è carne c’ ‘ a pummarola
In rete circolano anche diverse “traduzioni”, e chi vuole le troverà facilmente,ma a me piace così.
Ecco gli accorgimenti che a mio avviso vanno messi in opera per fare un buon ragù.
Io li ho appresi piano piano,sia girando tra vari siti e blog,sia ascoltando le persone aspettando mentre faccio la spesa.
Utilissimo poi mi è stato il libro di Fabio Picchi “I dieci comandamenti per non far peccato in cucina” nel quale si parla di ragù proprio con amore.
Usare una pentola con fondo bello spesso
Insieme al soffritto mettere prosciutto crudo e /o pancetta e della scorza di limone grattugiata.
Usare macinato di due tipi e aggiungere anche della salsiccia
Mescolare bene il soffritto ( io metto anche del basilico) con il macinato e la salsiccia in modo che si amalgamino perfettamente
Bagnare con del vino rosso buono , no assolutamente a vini nel cartone o similari
Dopo aver fatto evaporare il vino aggiungere pelati e conserva,abbassare il fuoco quanto più possibile,armarsi di pazienza e lasciar “pippiare” per 4 o 5 ore.
Naturalmente altri consigli sono bene accetti
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Questo spazio è dedicato ai nostri piatti “del cuore”,quelli che ora vengono chiamati comfort food
Ci piacerebbe che anche Voi ci indicaste i Vostri,seguendo il nostro criterio,dato che più che postare vere e proprie ricette con tanto di dosi precise (la rete è già piena di questo) ,vorremmo divagare sui nostri e Vostri piatti preferiti,indicando ad esempio le piccole attenzioni che nel tempo ci hanno permesso di migliorare i nostri piatti.
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Posted by Sebastian on ago 6, 2010 in Senza categoria | 0 commenti
Stasera abbiamo : Gnocco fritto con salumi,mozzarella in carrozza,ravioli burro e salvia,penne con il salmone,passato di ceci,pasta e ceci, zuppetta con le cozze,spaghetti con le cozze,peperonata,bracioline alla pizzaiola,caprese,polpette di macinato,baccalà alla livornese.
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